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Consigli di visione: La zona di interesse

di Anita Poggi03 marzo 2024
film olocausto scissione

La zona di interesse (titolo originale: The zone of interest) è un film del 2023 diretto da Jonathan Glazer. Si tratta di un film che Steven Spielberg ha definito, con non poca presunzione, “Il miglior film sull’Olocausto dai tempi di Schindler’s list”.

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Martin Amis ma se ne distingue per un aspetto importante: se nel romanzo il lettore è accompagnato a vedere le dinamiche del campo di concentramento dall’interno, nel film questo non capiterà mai. La particolarità e, a mio avviso, punto di forza di questo film è infatti una terrificante narrazione dell’olocausto senza che compaia una singola immagine di violenza o sopruso. Il film è un ritratto della tranquilla vita borghese della famiglia di Rudolf Höss, comandante del campo di sterminio di Auschwitz. Il soggetto dell’intero film è la normalità di una famiglia borghese che vive la propria vita in una villa proprio accanto alle alte mura sorvegliate che delimitano il perimetro del campo di sterminio: si osserva le calma moglie Hedwig raccogliere dalie e curare le ortensie del rigoglioso giardino, si vedono i cinque figli del re e della regina di Auschwitz giocare in giardino, rincorrere il cane, scherzare. Lentamente, tuttavia, si è colti da un crescente senso di disagio e inquietudine perché, per quanto lo spettatore non venga mai esposto ad alcuna esplicita immagine di ciò che succede al di là del muro, può costantemente origliarne la violenza. Questa apparentemente calma vita borghese è infatti accompagnata dall’incessante rumore dei macchinari tessili, dei cani da guardia, degli spari e, il più inquietante di tutti, dal rumore dei forni crematori.

Al di là dell’unicità stilistica del film, con questo espediente Glazer riesce a far vivere un’esperienza altamente disturbante allo spettatore che è costretto a stare dalla parte dei nazisti e condividere con loro momenti di incredibile normalità e mediocrità. Durante la visione si è portati ad agire automaticamente uno dei meccanismi difensivi di cui sono stati a posteriori incolpati i responsabili dell’olocausto: la scissione, cioè la capacità di creare barriere cognitive ed emozionali in grado di dividere le nostre parti interne e non farle comunicare. Lo spettatore per condividere per due ore della propria vita la casa con la regina di Auschwitz e al contempo tutelare il proprio benessere psichico, deve inevitabilmente scindere la propria parte consapevole di quello che succede al di là del muro nel tentativo, fallimentare, di godersi una normale giornata in famiglia.