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Psicologia Milano

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Outcome e FEP

di Chiara Rovera03 marzo 2024

Nella vita quotidiana i pazienti affetti da Disturbo Schizofrenico e Disturbo Psicotico non meglio specificato convivono soprattutto con il peso di una terapia da non saltare mai per evitare una ricaduta, un nuovo episodio psicotico che può’ comportare il ri-covero in SPDC e far crollare il sistema, faticosamente ricostruito dal paziente stesso insieme ai professionisti della Salute Mentale e i caregiver, di tenuta e di progettual-ità’ verso la recovery intesa più come recupero di autonomia e funzionalità’ socio/la-vorativa che come guarigione.

Con le terapie trimestrali e semestreli (USA) il periodo libero dall’obbligo di assumere il farmaco antipsicotico triplica/sestuplica rispetto ai LAI (Long Acting Injectable) men-sili e moltiplica di ben più volte rispetto alle terapie orali, pur garantendo una capa-cita ’almeno equivalente nel mantenere il paziente libero da ricadute e aprendo in questo modo un’opportunità ’maggiore per programmare, recuperare le dinamiche sociali e ricostruire i legami affettivi e sentire e subire anche meno stigma. Il disturbo schizofrenico comporta la gestione di un’enorme sofferenza: la distorsione della per-cezione compromette la capacita ’cognitiva e il senso di individualità ’della persona, la sua risposta affettiva e la capacita ’di riconoscere la realtà’, di comunicare e di relazionarsi con gli altri. Primariamente, rimane fondamentale per poter accedere e utilizzare le terapie opportune in disturbi complessi, andare a educare e sensibiliz-zare la rete di professionisti che sono in rete nella presa in carico del paziente (com-presi i familiari e il paziente stesso) circa le terapie farmacologiche e la loro formula-zione e potenziali effetti collaterali. E’ altrettanto importante andare a discutere circa la diagnosi (sempre al fine di una sempre maggiore accettazione e comprensione) e i potenziali outcome rispetto alle diverse decisioni terapeutiche.

La capacità di prevedere l’outcome dei pazienti sarebbe estremamente preziosa, consentendo la selezione e la personalizzazione del trattamento antipsicotico più appropriato. L’outcome della psicosi al primo episodio (FEP) presenta una grande variabilita’ e diverse misure di base possono prevedere tale esito andando a influen-zare la scelta del trattamento e migliorare cosi’ la recovery. Attualmente disponiamo di alcuni marker, anche se con valore prognostico limitato:

  1. Una migliore funzione cognitiva all’inizio del trattamento è associata a un mi-glioramento dei sintomi positivi e affettivi a un anno di follow-up, ma non è associata a un miglioramento dei sintomi negativi.
  2. L’ansia e la depressione precoci possono essere una normale reazione all’in-sorgenza della malattia.
  3. I sintomi gravi del disturbo ossessivo compulsivo sono predittivi di un tasso di remissione più basso, mentre un alto livello di ansia è associato a un migliore funzionamento socio/lavorativo.
  4. Livelli più elevati di ansia e depressione al basale prevedono anche migliori risultati cognitivi nella fase iniziale della malattia, ma non successivamente in quanto ansia e depressione fanno parte di una normale reazione all’insor-genza del disturbo e quindi un indicatore di prestazioni cognitive intatte.
  5. Aumento del rischio metabolico per i pazienti con disturbi psicotici dato che i pazienti con disturbi psicotici sono a maggior rischio di obesità, malattie car-diovascolari e diabete.
  6. La resistenza all’insulina può essere un prezioso indicatore di vulnerabilità all’aumento di peso e obesità addominale per i pazienti con primo episodio di psicosi
  7. La proteina C-reattiva puo’ essere un marker di rischio metabolico nella psi-cosi precoce.

Un altro punto fondamentale e’ considerare l’impatto degli effetti collaterali sull’out-come, andando cosi’ a prevenire potenzialmente questi effetti attraverso screening e monitoraggi andando cosi’ a tutelare il dominio cognitivo (piu’ frequentemente col-pito) e che, purtroppo impatta molto sul funzionamento socio/lavorativo, ovvero sull’outcome. Tra gli effetti collaterali che impattano negativamente sull’outcome, la sindrome extrapiramidale e’ in prima linea, anche perché’ spesso e’ causa di discon-tinuità’ della terapia farmacologica.

In questa cornice, sottolineerei che il principale punto di resistenza circa l’utilizzo del LAI rimane lo stigma e la scarsa sensibilizzazione circa queste formulazioni, sot-tolineerei altrettanto l’importante della farmacologia su misura andando a targettiz-zare sempre di piu’ il paziente nei suoi bisogni, nella presentazione clinica e nella presentazione recettoriale al fine di cercare di evitare anche effetti collaterali che possono contribuire l’aggravamento del dominio cognitivo.

Bibliografia:

  1. Lehman et al. APA practice guideline for the treatment of patients with schizophrenia. 2nd edition, 2010.
  2. Lindgren M et al. Is cognitive performance associated with anxiety and depression in first-episode psychosis? Affect Disord 2020;263:221-227.
  3. Gentile S Safety concerns associated with second-generation antipsy-chotic long-acting injection treatment. A systematic update Horm Mol Biol Clin Investig 2017 Jun 23;36