Rimbaud
Arthur Rimbaud (1854-1981) è il divino adolescente che sa di essere poeta e ha trasformato l’adolescenza in poesia. Une saison en enfer è scritta al ritorno dall’Inghilterra dopo aver discusso con Verlain, ed è l’apice del sua produzione poetica: un poema in prosa.
L’adolescenza per Rimbaud è stata un fervore di scoperte e di illuminazioni, a volte stravaganti, a volte geniali, che portano alla vita adulta dell’equilibrio che Rimbaud raggiungerà con la cornice borghese di una famiglia e un figlio rinnegando le intemperanze adolescenziali. Ha conosciuto il flusso vitale della poesia alla fonte, che è un vedere oltre l’apparenza delle cose.
Rimbaud non ha retto le energie adolescenziali che si sono giocate in un contesto storico letterario unico, quello della Parigi della seconda metà dell’Ottocento molto apologetica e monumentale, nel contesto storico della guerra franco prussiana con la vittoria della Prussia, fine dell’Impero di Napoleone III e la Comune di Parigi. Rimbaud, quando decise dopo la rottura con Paul Verlain, di aspirare a una normalità delle più borghesi (prestigio sociale ed economico) e come se avesse rinnegato il periodo di vita dell’adolescenza a causa di una incapacità a canalizzare, maturare e rifinire tutte le potenzialità e capacità ed energie creative messe sul tappeto in età precoce, forse troppo. Tutta la scossa poetica si concretizzò in Una Stagione all’Inferno che lo condusse poi nel cambio di direzione apocalittico (si sposerà, avrà un figlio e si voterà al profitto nell’Africa selvaggia etiope). Rimbaud morì a 37 anni, Flavio Caroli lo annovererebbe tra le morti a 37 anni di letterati, poeti e pittori (Raffaello, Manai, Parmigianino), discettando sul mistero del genio adolescente limitato dalla vita nella parte alta, ancora ascendente dell’asticella del tempo.
‘Finii di trovare sacro il disordine del mio spirito. Stavo in ozio, in preda a una febbre pesante: invidiavo la beatitudine delle bestie.’