Il teatro patologico
Dario D’Ambrosi, Franco Parenti 28 Maggio-2 Giugno 2024. La trota.
Dario D’Ambrosi, regista teatrale, attore e fondatore del Teatro Patologico è uno dei maggiori artisti d’avanguardia italiani, mette in scena da decenni pensieri e comportamenti di persone affette da disturbi psichici, spettacoli che tendono a indagare la follia al fine di ridare Dignità a queste persone a cui troppo spesso la società occidentale giudica marginali.
D’Ambrosi frequenta da giovane l’Ospedale Psichiatrico Paolo Pini (Milano) e successivamente si traferisce a New York dove conosce Ellen Steward (fondatrice del Café Mama) che gli darà l’opportunità di esordire con un monologo: Tutti non ci Sono.
Siamo nella sperimentazione teatrale viva della New York del Village e D’Ambrosio incontrerà artisti del calibro di Pina Baush, Andy Wharol, Lou Reed godendo di una sinergia di energie creative unica.
La Trota nasce come espressione di un sentimento di profonda solitudine che prende spesso forma nell’isolamento totalizzante e che solo la morte potrà rappresentare una via d’uscita, meglio la via d’uscita, dal palcoscenico della vita più sensata anche perché può essere un ricconnetersi con la natura animalesca dell’uomo.
La trota è un pesce semplice che viene vissuto come via di sopravvivenza umana (D’Ambrosi lo compra perché ha fame), ma anche successivamente viene attribuito alla trota un’interiorità che la eleva a modello a cui ricongiungersi. Nella simbologia celtica la trota è associata alle sacre sorgenti come simbolo di preveggenza degli Dei, morire è un rinascere trota, ovvero essere vicino al divino.
In finale, la trota mania D’Ambrosi o D’Ambrosi è mangiato dalla trota? Ovvero quanta consapevolezza c’è nella follia?
In ultimo non per importanza, nel 2016 è stato fondato il primo corso universitario di Teatro Integrato dell’Emozione, in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e con il Dipartimento di Psichiatria diretto dal Professor Siracusano, un percorso di studi interamente rivolto a persone con disabilità fisica e psichica, poi successivamente presentato da D’Ambrosi alle Nazione Unite di New York con lo spettacolo Medea.
Unica nota di riflessione all’uscita dopo spettacolo sul palco di D’Ambrosi nella posizione un pò scivolosa nel dare eccessiva importanza in Disturbi Psichiatrici Gravi (Schizofrenia, Disturbo Bipolare, Gravi Disturbi di Personalità) alle cure emotive attraverso esclusivamente gli strumenti culturali ed emotivi escludendo gli strumenti biologici (es farmacoterapia).