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Consigli di lettura – “La ricreazione è finita” di Dario Ferrari

di Alberto Milesi19 settembre 2024

“La ricreazione è finita”, edito Sellerio nel 2023, è un romanzo avvincente e complesso che si colloca a metà strada tra la narrativa storica e il thriller psicologico.

L’autore, Dario Ferrari, offre una riflessione pungente sulla società contemporanea attraverso una storia che si dipana tra presente e passato, seguendo le vite intrecciate di due personaggi: Marcello Gori, un giovane accademico della Pisa odierna, e Tito Sella, un rivoluzionario degli anni Settanta.

La trama si sviluppa intorno alla figura di Marcello, un dottorando in crisi, la cui ricerca accademica lo porta a scoprire la vita e le opere di Tito Sella, un militante della sinistra extraparlamentare e fondatore di una cellula eversiva chiamata “Brigata Ravachol”. Man mano che Marcello approfondisce lo studio della figura di Sella, si sviluppa una connessione sempre più profonda tra i due, che va oltre il semplice interesse accademico. Marcello inizia a confrontare la propria esistenza con quella del rivoluzionario, riflettendo sulle proprie scelte, o meglio sulla mancanza di esse, mentre si immerge sempre più nella storia degli anni di piombo e nella vicenda della Brigata Ravachol, un gruppo di giovani che, disillusi dalla politica tradizionale e dal compromesso storico tra DC e PCI, scelgono la via dell’azione violenta.

Il romanzo è un’esplorazione acuta dei temi dell’alienazione, del senso di smarrimento e della crisi d’identità, tipica sempre più spesso all’interno della fase evolutiva della giovane età adulta. Marcello, infatti, è un personaggio emblematico della generazione contemporanea: intellettuale, ma incapace di agire, si trova a galleggiare in un’esistenza priva di scopo, bloccato in un’età indefinita tra l’adolescenza e l’età adulta; riprendendo la metafora marittima della zona di bonaccia con cui di D. Winnicott definisce l’adolescenza, è come se Marcello si ritrovasse intrappolato ancora anni dopo a largo, trascinato dalle correnti. L’incontro, però, con la figura di Tito Sella rappresenta per lui non solo un’occasione di ricerca storica, ma un tentativo disperato di trovare un senso alla propria vita. Da un punto di vista psicologico, il romanzo indaga il processo di identificazione e di proiezione che Marcello sviluppa nei confronti di Tito. Quest’ultimo, con il suo impegno rivoluzionario, diventa per Marcello un simbolo di ciò che lui stesso non è riuscito a diventare: un uomo capace di lottare per le proprie idee, anche a costo di sacrifici estremi. Questa identificazione, tuttavia, non porta a una reale crescita personale, ma piuttosto a un’ulteriore alienazione, con Marcello che si perde nella ricostruzione di un passato che non gli appartiene, incapace di affrontare le sfide del presente.

L’intera narrazione è pervasa da un senso di impotenza e disillusione, che si riflette nei personaggi che circondano Marcello. Letizia, la sua fidanzata, rappresenta la stabilità e la concretezza che lui non riesce a raggiungere, mentre Tea, la giovane studentessa che incontra a Parigi, incarna l’effimero e il superficiale, in un mondo che Marcello osserva con distacco ma al quale non riesce a contrapporre un’alternativa valida.

Ferrari utilizza questi personaggi per mettere in scena un’analisi critica della cultura accademica e del mondo intellettuale, dipingendoli come ambienti dove la ricerca del potere e la conservazione dello status quo prevalgono sul vero merito e sull’autenticità intellettuale. Marcello, nel suo tentativo di emergere in questo ambiente, finisce per essere schiacciato dalle stesse dinamiche di potere che cerca di combattere, trovandosi sempre più isolato e disilluso.

Il titolo stesso del romanzo, “La ricreazione è finita”, è un monito che si rifà alla celebre frase di De Gaulle durante il maggio francese del 1968, simbolizzando la fine delle illusioni giovanili e l’inizio di un’epoca in cui i compromessi sono inevitabili: la giovane età adulta. Per Marcello e i personaggi che lo circondano, la ricreazione è finita nel momento in cui devono fare i conti con le loro scelte e con le conseguenze delle loro azioni, o della loro inerzia.

In conclusione, “La ricreazione è finita” è un romanzo che offre una profonda riflessione sulla condizione esistenziale dell’uomo moderno, intrappolato tra un passato mitizzato e un presente che fatica a comprendere e accettare. La scrittura di Ferrari è incisiva e coinvolgente, capace di trasmettere al lettore la stessa inquietudine che anima i suoi personaggi, in un racconto che, pur parlando di un’epoca passata, risulta estremamente attuale.